Premiata pasticceria Bellavista

commedia in due atti di Vincenzo Salemme
debutto 30 ottobre 2004 – ripreso nel 2011

Ascolta il tema dello spettacolo: Premiata Pasticceria Bellavista

Il terzo spettacolo di Salemme messo in scena dal Teatro delle Nevi.

Debutta nell’ottobre del 2004, al Teatro Valentino di Catania e viene ripreso nel maggio del 2011, presso il Teatro Grotta Smeralda di Aci Castello (CT).

<<È una commedia dall’euforica esuberanza un po’ baroccheggiante, dai toni farseschi, velata di noir e con un retrogusto amarognolo>>[1].

<<Salemme non fa spettacolo leggeroma teatro comico di notevoli risonanze immaginarie, di crudeli insinuazioni morali, di inesorabili radiografie della nostra epoca e di tutte le epoche in cui più dilaniato appare il rapporto tra felicità e dignità. La pasticceria è un budello oscuro dell’intero universo, l’untuoso e perverso grigiore di un mondo che, immerso nelle leccornie, escogita ed elabora incessantemente amare e velenose congiure, in cui il paradosso, la volgarità e la miseria morale si intrecciano con una dinoccolata solerzia descrittiva che diverte e terrorizza allo stesso tempo. La follia e l’assassinio si aggirano tra le zuccherose apparenze di un negozio che è un’efficace metafora della società postmoderna. Il teatro dell’agguato di Salemme non mira a consolare lo spettatore, che pure è stato indotto a ridere quasi incessantemente, ma lascia un malcelato tanfo di tragico>> V. Salemme, Premiata pasticceria Bellavista, Palermo, Sellerio, 1999, quarta di copertina.


[1] M. Poli, Ironica commedia al sapore di babà, “Il Corriere della Sera”, 13/5/1998

La commedia si svolge in una bella pasticceria gestita da Ermanno e Giuditta Bellavista. La madre, donna Assunta, è inferma in un letto al piano superiore. Ermanno, ridotto alla cecità dal diabete, ha subìto un trapianto di cornee. Qualche mese dopo l’operazione si presentano nella pasticceria tre strani individui, tre barboni: un cieco, Carmine, lo smemorato Memoria che si moltiplica in mille personaggi e una fanciullesca ballerina, Gelsomina. E va in scena un’odissea di battute a raffica, di comicità sfrenata, di movimenti convulsi, di scene ad alta tensione, di decisioni spietate, fino all’annichilente epilogo.
In scena Liliana Biglio, Davide Bonanno, Erika Insabella, Ernesto Mangano, Santo Mirabella, Maurizio Panasiti, Giovanna Petralia, Angela Pignatello, Rodolfo Torrisi

Regia Rodolfo Torrisi

In scena Liliana Biglio, Alessio Boschi, Ernesto Mangano, Santo Mirabella, Maurizio Panasiti, Giovanna Petralia, Angela Pignatello, Adriana Scalia, Irene Tornabè, Rodolfo Torrisi

Regia Rodolfo Torrisi

Nella commedia ritornano i temi cari all’autore: la malattia non riguarda solo la cecità di Carmine, ma anche quella sfiorata da Ermanno, assieme al diabete che affligge la famiglia Bellavista; i sensi di colpa assalgono superficialmente e solamente il personaggio di Ermanno (non se ne trova traccia in Giuditta e negli altri personaggi); il movente economico con un problema ereditario (come in “…E fuori nevica!”) legato alle relazioni dei fratelli Bellavista; ancora una volta la famiglia viene presentata nei suoi atteggiamenti più spregevoli e meschini, introducendo nella vicenda, nuovamente, il tema della morte, sfiorata quella di Carmine dopo l’incidente stradale, raggiunta con spietato raziocinio quella di donna Assunta; continua a latitare la figura paterna mentre quella materna viene sempre presentata come tirannica e dispotica (come Chiara di “Di mamma ce n’è una sola”). Molteplici gli aspetti metateatrali forniti dalle continue trasformazioni di Memoria e dalla provenienza dei tre barboni, che formano un trio teatrale; l’attualità feroce, questa volta quella del traffico clandestino di organi umani.

La recensione di dietrolequinteonline.it

La locandina del 2004…                                                                                             … e quella del 2011

Fotogallery 2004

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